Vita Viva, il racconto di Graziella Percivale

La scrittrice Graziella Percivale mi ha fatto un dono prezioso: questo bellissimo racconto ispirato al mio lavoro, Vita Viva. Ho il piacere di condividerlo con tutti voi.

PERCIVALE GRAZIELLA  –  Note biografiche  e  Bibliografiche

Graziella Percivale è nata a Busalla (1950), entroterra di Genova. A Busalla vive da sempre, in una casa centenaria in mezzo agli alberi, con le persone a lei più care.

Insegnante di scuola primaria per vocazione e per passione, con altrettanta passione scrive .

Nel 2014 pubblica cinque racconti in un solo volume:  Storie semplici edito da Albatros.

Seguono:

nel 2018 il romanzo “L’inquietudine del baricentro” edito da Sagep.

nel 2021 il romanzo “Oltre i giorni imperfetti” edito da Entheos, le cui vicende proseguono nel romanzo “Tutti i colori del silenzio” (Entheos 2025), con le caratteristiche di una saga familiare.

I suoi racconti figurano in alcune antologie come finalista di altrettanti Premi letterari.

Graziella ama raccontare la vita della gente comune, mettendo in evidenza il mondo interiore dei personaggi, l’eccezionalità del quotidiano e l’amore per la propria terra.

VITA  VIVA

L’albero, con un benvenuto inatteso, accoglie i visitatori nell’atrio della Villa. Sulle pareti dell’atrio e nelle altre stanze un tripudio di opere d’arte in stoffa. Quilt in tutte le declinazioni, soggetti, sfumature possibili…e poi tessiture, orditi che si avvalgono di tecniche e materiali i più diversi.

Un vento di bellezza che investe chiunque voglia farne parte e di cui l’albero sembra essere l’elemento catalizzatore per ridistribuirla tutto intorno in un incessante, infinito dono vicendevole.

Ilaria, la creatrice dell’opera, attorniata da piccoli gruppi di persone che si succedono ininterrottamente, si muove leggera attorno all’albero con gesti ampi ed eleganti. Racconta.

 

“Ci sono idee che solo apparentemente nascono per caso e dapprima appaiono incerte e un po’ confuse, finché assumono un significato così profondo e nitido che realizzarle diventa una priorità.

Ho ritrovato dopo tanto tempo, una scatola ormai dimenticata, contenente una grande quantità di filtri per mascherine di stoffa, quelle che si usavano all’inizio del Covid, quando ancora le mascherine canoniche erano irreperibili. Di fronte a quella scatola e al suo contenuto per un po’ sono rimasta perplessa sul da farsi. Gettare via tutto? Liberarsi di qualcosa che stava lì a testimoniare uno dei periodi più dolorosi della nostra esistenza? E mentre ripensavo ai mesi… anni della pandemia, una verità mi ha attraversata in tutta la sua disarmante semplicità: ogni essere umano possiede in sé la potenza della vita. Sì, la vita. Che riempie gli spazi vuoti lasciati dal dolore, dalla fatica di andare avanti, dallo sgomento, dalla disperazione.

La vita non ti lascia andare, ti costringe, ti incalza. La vita è resistenza. Si può resistere e si può vincere.

Si può riprendere a vivere. Con questo pensiero in testa ho estratto dalla scatola un paio di filtri, rettangolini di piccole dimensioni di tessuto leggero. Li ho rigirati tra le mani per qualche minuto: sarebbero bastati ago, fili colorati e altri pezzetti di stoffa variopinti perché il triste ricordo di un virus che aveva piegato intere nazioni si trasformasse in una testimonianza di tenacia. Così mi sono messa all’opera e sul bianco di quelle insolite basi ho composto e ricamato soggetti che richiamavano alcuni momenti della mia vita durante il lockdown. E mentre ago e filo sembravano rincorrere le linee di un disegno quasi indipendentemente dalla mia volontà, nella mia mente, poco a poco ha preso forma un progetto: quante persone, ricordando il tempo che ci era stato rubato dalla pandemia, avrebbero potuto lasciare su uno di quei filtri la loro testimonianza? Così ho iniziato a divulgare l’idea, a parlarne, a spiegare, a suggerire, a proporre, e l’adesione spontanea ed entusiasta è andata oltre le mie aspettative. Infine mi sono ritornati ben trecentosette minuscoli capolavori.

Avevo disseminato un po’ ovunque anonimi rettangoli di stoffa e avevo raccolto una miriade di piccoli schermi su cui si proiettavano altrettante storie. Non restava che farne dono quanto più possibile. Ma come? Troppo scontato raccoglierli tutti in un grande pannello. Avrei potuto raggrupparli in pannelli più piccoli, magari secondo un soggetto comune, ma sarebbe venuto meno quel principio di unione che dava senso al progetto. Poi, precisa e subito certa, ha preso forma nella mia mente l’idea dell’albero. Ed eccolo qui, realizzato in rame, saldo e al tempo stesso leggero, accoglie sui suoi rami delicatamente ritorti, una moltitudine di “foglie” colorate e vibranti.”

 

Instancabile Ilaria racconta, spiega, emoziona, risponde a tutti con il sorriso. E l’albero, quasi per una tacita investitura, diventa il fulcro, il punto in cui tutti si soffermano.

E’ già sera quando anche gli ultimi visitatori escono dalla Villa e dopo un susseguirsi continuo di passi, di voci e di incontri, ora nelle stanze cala il silenzio. Lentamente imbruna. Le vetrate della Villa riflettono gli ultimi raggi di un tramonto dorato poi, nel buio, ogni cosa si addormenta e una sorta di oblio pervade le creazioni preziose, le tessiture, l’arte che unisce tutte le opere esposte in un unico, grande capolavoro. Tutto resta immerso nella quiete.

Eppure, nel silenzio tangibile della notte, l’albero vibra ancora. Un lieve mormorio si diffonde ovunque nella grande Villa.

Sussurri appena percettibili ne travalicano i muri, raggiungono chi, entrando nel cerchio magico dell’albero, ne ha raccolto il messaggio e lo ha fatto suo. Le storie racchiuse in ognuna delle foglie che l’albero porta con sé, liberano la loro voce, raccontano.

Di un amore profondo che legava una figlia al padre orologiaio che la pandemia non ha risparmiato.

Della passione di un ragazzo per il gioco degli scacchi, antidoto al lento scorrere del tempo.

Di lunghe pedalate in bicicletta per chi, vivendo in Svizzera, subiva meno restrizioni.

Della forza straordinaria di una giovane donna nel combattere la sclerosi e volere un figlio nonostante tutto: sulla foglia da lei ricamata le maglie di una rete metallica si sciolgono in un volo di rondini.

Dei tanti, tantissimi scorci di umanità che non saranno dimenticati e in cui riconoscersi.

E infine della cura che richiede un giardino colmo di rose, perché prendersi cura della bellezza significa guardare in alto, addirittura guarire. E trasformare la fragilità in bellezza si può.

Sito: www.graziellapercivale.it

Condividi su:

Facebook
LinkedIn
X
WhatsApp
Shopping Basket